Campioni si nasce o si diventa?

///Campioni si nasce o si diventa?

“ E’ sempre facile essere concentrati e “pronti “ alla sfida quando si viene dati perdenti ,ma la vera arte del professionismo sta nell’eseguire una buona performance quando ci si aspetta che abbiate successo-questo distingue i veri campioni”
Phil de Glanville

[giocatore di Rugby]

La vita di ogni persona negli ultimi trent’anni si è modificata, tutta la società va sempre più di corsa ed è sempre più frenetica nel fare sempre più cose e sempre nel minor tempo.
Anche nel mondo dello sport molti aspetti sono cambiati se prima uno sportivo si preparava per un evento ,gareggiava e tornava a casa,oggi un atleta professionista si trova nella propria carriera ad affrontare molte attenzioni che devono essere canalizzate nella giusta maniera, quelle attenzioni da parte degli amici, dei famigliari, dei tifosi, del team, dei giornalisti e dei media sono concentrate sia sull’atleta sia sulla sua performance e questo fa si che agli effetti del successo o del fallimento vengano dati un peso e un’importanza maggiore ,creando una pressione crescente pretendendo che ogni cosa venga fatta sempre meglio e sempre in minor tempo.
Se questo tipo di attenzioni non viene incanalato in una maniera “ecologica” ,per l’atleta può incappare in un dispendio energetico oneroso e , nei casi più gravi , può arrivare all’esaurimento psicofisico.
Gli atleti top level curano meticolosamente il mezzo tecnico ,l’allenamento ,l’alimentazione,l’integrazione alimentare e il recupero e sanno che l’aspetto psicologico incide fortemente sui risultati che si ottengono .Nonostante questo si dedica ancora poco tempo alla preparazione mentale.
Le doti fisiche e biochimiche sono predeterminate da madre natura,vengono poi evolute dagli incontri con le persone che ci guidano per poterle esprimere al meglio e massimizzare il meglio di noi stessi verso i nostri obbiettivi.
Nella carriera di ogni sportivo di Elite si è arrivati a una selezione naturale che distingue naturalmente il più dotato dal meno dotato , ma quando si raggiunge il massimo livello di espressione sportiva professionistica ,allora i confronti sono tra atleti tutti dotati di grandi capacità atletiche simili l’un l’altro ed è da li che il vero campione emerge.
Quale è l’elemento di differenziazione ? L’elemento di differenzazione è la mente : “Per essere campioni bisogna avere testa “
Quante volte ci è capitato di sentire : “ è superiore mentalmente”,”è più forte di testa”,”non ha retto lo scontro mentalmente” , e così via. Il campione ha la testa da campione, crede e si predispone al raggiungimento dei propri obbiettivi.
Quindi campioni si nasce, ma è anche vero che ci sono grosse possibilità di poterlo diventare.
Ognuno di noi potrebbe fare esempi di persone dotate naturalmente di capacità uniche ma che poi non sono riuscite ad emergere ,perché non avevano “la testa” oppure di persone mediamente dotate che però sostituivano con l’impegno, con la dedizione e con l’atteggiamento mentale quello che madre natura non aveva donato loro.
Allenare le capacità fisiche già sappiamo si può fare , ma si può fare veramente molto anche per la mente e questo può senz’altro elevare un atleta ad un livello superiore. E’ ovvio che se parliamo di atleti di Elite siamo già in una condizione di massima cura di tutti gli aspetti della performance ,senza trascurare un aspetto veramente fondamentale che è l’alimentazione , di solito molto sottovalutata ,ma che incide in una prestazione per almeno il 30-35% ed è alla base della lucidità mentale,della rapidità logica e quindi anche di una buona preparazione mentale.
Esistono molti esercizi di coaching mentale ,ma la cosa determinante è che trovata una tecnica che si sposa bene con la propria performance ,poi la si applichi e ci si alleni il più possibile.
I bisogni di un atleta sono molteplici in questo settore : dal risolvere stati emotivi negativi , al gestire le proprie ansie, dalla paura di vincere o perdere, al riuscire ad estraniarsi dai propri pensieri,al rilassarsi e molti altri aspetti nei quali un coach si trova a collaborare con l’atleta. Tutti aspetti fondamentali, ma quello più determinante per poter fare una buona prestazione è essere concentrati ed entrare in contatto con se stessi e con quello che si deve fare, in termini tecnici “essere centrati “.
Essere centrati significa essere nel momento, nell’obbiettivo, nell’istante essere qui ed ora .

Esercizio:

  1. Ponete i piedi alla stessa larghezza delle vostre spalle ; sollevando i talloni rimanete appoggiati alla parte anteriore dei piedi con le braccia rilassate lungo i fianchi. Immaginate un filo che scorrendo dentro a voi esca dal centro del vostro cranio superiore e vi solleva. Ripetete il movimento più volte fino a che il peso del corpo è verso il basso.

Fino a che non si è apprese a pieno la tecnica si può eseguire anche un test per valutare o meno la riuscita centratura : un partner con una mano vi spinge all’altezza del petto. Se si è centrati il compagno non riuscirà a spostarvi e voi senza nessuna fatica ne respingerete la pressione.
La centratura si perde con la tensione,infatti bisogna rimanere rilassati si perde entrando nei pensieri e perdendo il momento presente.
Un altro aspetto che può tornare utile e che gli atleti fanno naturalmente è utilizzare rituali e abitudini i quali si possono trasformare anche in rituali scaramantici ,ma possono essere usati per recuperare la concentrazione,per raggiungere la massima motivazione,il vantaggio psicologico,la massima energia o per rilassarsi.
Sovente vediamo molti atleti, in varie discipline, utilizzare tecniche e comportamenti per estraniarsi dal resto del mondo :chi si scherma con occhiali da sole impenetrabili ,chi usa auricolari mp3 ,chi si nasconde dietro un casco e una visiera chiusa,chi fa un esercizio di stretching .Molti di questi sono comportamenti inconsci ripetuti schematicamente per richiamare una propria risorsa.

Si continua ad usarli perché funzionano e possono essere anche creati volutamente Nella pratica di coaching si chiamano “ancore”.

Esercizio:

  1. Richiamate mentalmente una specifica occasione nella quale avete avuto quella risorsa che volete utilizzare a comando.
  2. Ritornate a quella situazione, rivivete quello stato ,le emozioni,i suoni,gli odori,i gusti e tutto quello che riuscite a ricordare e rivedere.
  3. Ora ritornate al “qui ed ora” e scegliete un ancora per rievocare quella risorsa,può essere qualsiasi movimento, parola o gesto: dallo stringersi un dito,ad infilarsi i guanti, ad un esercizio particolare, all’infilarsi il casco. Qualsiasi cosa che scegliate di fare nel momento che a voi serve essere in quello stato con quella risorsa.
  4. A questo punto, rievocate nuovamente il ricordo di quella capacità che volete automatizzare e nel momento che la rivedete e la risentite in maniera chiara e limpida, fate il gesto o la parola che avete scelto come ancora .
  5. Ora ripetete i passi precendenti più volte, minimo cinque o sei per creare le connessioni necessarie .
  6. Provate l’ancora durante gli allenamenti, nelle situazioni in cui volete usarla per la gara, e cosi facendo dovrete richiamare la capacità che avete scelto .
  7. Più volte usate l’ancora e più la sua efficacia migliorerà.

Il sistema nervoso umano è in grado di precisioni millimetriche, può gestire azioni in frazioni di secondo.
Per sfruttare tutte le potenzialità del sistema occorre dialogare con il proprio inconscio, che è quella black box che ci permette, tramite gli allenamenti, di migliorare le nostre prestazioni,ma è anche qualcosa che ci limita e che crea auto sabotaggi (incidenti, errori non corrispondenti al nostro livello competitivo e altre cose).
Aumentando il nostro grado di presenza possiamo essere più consapevoli di quello che normalmente non notiamo.
E’ la presenza a noi stessi ,uno stato di coscienza dove non si sono pensieri,non c’e’ il continuo dialogo interiore,su quello che è successo,o quello che succederà, c’e’ solo l’adesso.
C’e’ la consapevolezza del proprio centro e contemporaneamente si è spettatori di quello che accade.

By |2016-10-27T19:24:50+00:00Agosto 23rd, 2011|

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