Intervista:La corretta alimentazione tra falsi miti e realta’

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Un argomento sempre di interesse comune è l’alimentazione. Sovente capita che ci si imbatta in racconti di persone che hanno perso tanti kg e che hanno usato tecniche miracolose e altrettanto spesso capita che tra amiche e amici ci si scambino le diete e i consigli alimentari su quel che è giusto o quello che non è giusto fare.
Difficile è riuscire a decifrare quello che in realtà è scienza, quelle che in realtà sono credenze popolari o quelle che invece possono essere solamente indicazioni fuorvianti o alchimia. Per fare un po’ di chiarezza sull’argomento,abbiamo deciso di intervistare il Dr. Iader Fabbri diplomato Dietista e Laureato in Scienze del Farmaco nonché Preparatore Atletico di molti atleti professionisti.
Dottore, vorremmo porle qualche domanda per fare un po’ di chiarezza in merito a quello che è la corretta alimentazione e i suoi fondamenti. Secondo lei su cosa si deve basare la nostra alimentazione?
Direi che oggigiorno la cosa fondamentale per una buona alimentazione non è solo, come erroneamente
si crede, “il mangiare meno”. Certo uno studio molto famoso dimostra che un regime alimentare ipocalorico mantenuto per tutta la vita permette di poter avere una vita più longeva.
Ma direi che la cosa fondamentale oggi è quella di basarsi non tanto sulla quantità quanto sulla qualità di ciò che mangiamo.
Cosa intende allora per qualità ?
Intendo conoscere cosa si mette nel piatto: molti dimenticano che per carboidrati, ad esempio, si intende
tutto ciò che deriva dalla terra, quindi certamente la pasta e il pane, ma anche frutta e verdura spesso bistrattata anche da chi consiglia stili di vita adeguati: solamente perché a livello chimico è considerata
uno zucchero semplice erroneamente preoccupa chi ha problemi di linea e chi ha problemi di glicemia, ma in realtà il concetto è esattamente il contrario.
Quindi attenzione alla frutta?
No assolutamente no. Le calorie, come abbiamo detto, possono essere in certi casi importanti, ma a mio parere ripeto è molto più importante la qualità: la divisione chimica classica di considerare che pasta,
pane e cereali essendo carboidrati complessi vengono digeriti lentamente e invece i carboidrati semplici come la frutta vengono digeriti più velocemente e quindi possono causare un aumento di glicemia,non è un errore da poco. Tutto ciò è stato smentito dall’avvento del concetto di “indice glicemico” inventato dal Dr. Jenkins nel 1982 .
Cos’è l’indice glicemico?
È un parametro che indica la capacità di innalzare il livello di glucosio nel sangue propria di ogni cibo. Gli
alimenti a basso indice glicemico fanno alzare lentamente la glicemia, consentendo una metabolizzazione
ed un’assimilazione corretta degli zuccheri e dei carboidrati. I cibi ad alto indice glicemico, invece, inducono
il pancreas a produrre una quantità eccessiva di insulina, generando uno squilibrio per il fisico e favorendo l’insorgenza di patologie.
Quindi che implicazioni ha tutto questo nella quotidiana alimentazione?
Penso che sia io che i miei colleghi,quando consigliamo uno stile di vita adeguato, dobbiamo tenere
in considerazione più parametri e l’indice glicemico o il più evoluto parametro del carico glicemico, sicuramente siano uno di questi. Detto ciò, io sono convinto che si mangi troppa poca frutta a favore molte volte di cibi pronti o confezionati, che per poca disponibilità di tempo e praticità troviamo sulle nostre tavole e soprattutto nelle cartelle dei nostri figli. E dovremmo riscoprire gli effetti benefici di una alimentazione più naturale e molto più vicina al nostro DNA, considerando anche quello che la nuova branca della medicina moderna ovvero la Nutrigenomica ci insegna.
Oggi si riesce in molti casi a mettere in luce proprietà di taluni micronutrienti contenuti in frutta e verdura
che hanno effetti benefici su specifici recettori cellulari, i quali a loro volta poi innescano reazioni note.
Quindi se riusciamo, grazie alla tecnologia, addirittura a capire i principi attivi degli alimenti e i loro meccanismi di azione, possiamo ritornare a fare nostra la famosa legge di Ippocrate “ fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il tuo cibo”, con la differenza che adesso ne conosciamo anche il perché.
Qualsiasi tipo di frutta e verdura?
Assolutamente sì, ma con l’obbiettivo di seguire la stagionalità di ciò che mettiamo nel piatto: è assurdo acquistare e consumare prodotti che sono stati stoccati in celle frigorifere per mesi e mesi perdendo tutti gli effetti benefici. La regola fondamentale è mangiare frutta e verdura fresca di stagione e soprattutto
locale.
Questi suoi consigli lei li adotta anche con gli atleti?
Certamente anche per gli atleti è determinate seguire un certo tipo di alimentazione e controllo glicemico,
soprattutto nella fase pre-sport, ma queste linee le adotto con tutti, anche con le molte donne in gravidanza che seguo.
È vero che le donne in gravidanza devono mangiare per due?– La gravidanza per la donna è un periodo molto particolare della vita e nei nove mesi capita di passare
dall’inappetenza a uno stato a volte fisiologico di “ bisogno di qualcosa”. E’ per questo che non esiste
credenza più sbagliata che tramandare di generazione in generazione il concetto che la gestante deve
mangiare per due. Assolutamente no! Oggi si sa molto di più su questo stato fisiologico transitorio,
c’è molta bibliografia a riguardo e si può affermare con certezza che l’alimentazione che la donna seguirà
nei nove mesi di vita del feto inciderà sullo sviluppo di patologie in età adulta del nascituro. Infatti oggi
molti ginecologi cercano di consigliare il monitoraggio dell’aumento ponderale in gravidanza con molta
attenzione.
Collaboro ormai da anni con i ginecologi del Centro Demetra di Lugo (RA) ed insieme abbiamo eseguito nel tempo uno studio osservazionale sulla casistica delle nostre gestanti. Siamo molto soddisfatti del risultato sia nella prevenzione di aumento ponderale, sia nella prevenzione di molte patologie, come il diabete gestazionale. Addirittura abbiamo avuto risultati positivi anche sulla stabilità del peso in grandi obese, le quali hanno avuto diminuzioni molto forti del BMI post parto e post allattamento. Inoltre nello studio osservazionale abbiamo anche riscontrato che il peso dei nascituri rientrava assolutamente in un range normopeso.
Concludendo, cosa vuole dire a coloro che leggeranno la sua intervista?
Vorrei semplicemente dire che il cibo, come diceva Ippocrate, è veramente un farmaco e, se utilizzato
bene, può darci ottimi risultati sotto tanti punti di vista , con il vantaggio che difficilmente, se consumato
nella giusta maniera, darà effetti indesiderati.

Intervista del Resto del Carlino di Agosto 2011

By |2016-10-27T19:24:51+00:00Agosto 23rd, 2011|Tags: |
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