Poco meno di dieci anni fa è stato accertato che il 30% dei casi di neoplasia è prevenibile perché dipende da ciò che si mangia. Troppi grassi, porzioni abbondanti che rendono obesità, l’eccesso di carne rossa, sono tutte cattive abitudini alimentari potenzialmente cancerogene, soprattutto se unite alla scarsità di fibre, frutta e verdura.
Uno degli ultimi studi dell’Inran, l’istituto per la ricerca in materia di alimenti e nutrizione ha dimostrato
che un bicchiere di ribes nero, ananas e prugna permette all’organismo di metabolizzare al meglio un pasto carico di grassi. Verdura, frutta, tè e cacao rafforzano il fisico e rallentano l’invecchiamento. Spinaci, cicoria, bieta e lattuga proteggono le donne dall’insorgenza del tumore. Il sugo di pomodoro ha effetti favorevoli nella prevenzioni di neoplasie maschili. Curcuma e zenzero sono spezie dalle proprietà antiossidanti.
Cibo come alimento ma anche come terapia. Una scoperta recente che permette, ormai, di disegnare la «Oggi, grazie alla lettura del genoma – spiega l’oncologo Umberto Veronesi – abbiamo iniziato a scoprire i meccanismi biochimici alla base dei diversi cibi e ad identificare in alcuni alimenti la presenza di principi farmacologici. Una dieta bene selezionata è anche una fonte di composti che hanno attività terapeutica».
Dall’incontro degli studi nutrizionali con quelli farmaceutici è nata una nuova disciplina medica, la nutraceutica, la scienza che studia gli effetti benefici degli alimenti sulla salute. Alcune molecole naturali hanno dimostrato in laboratorio di rallentare la crescita dei tumori, altri di facilitare il suicidio programmato delle cellule neoplastiche. «Dalla dietologia proibizionista, cioè evitare i cibi che fanno male – aggiunge Veronesi – si è passati a nutrizione consigliata, quindi assumete i cibi che fanno bene e, infine, appunto alla nutrigenomica. Che vuol dire, appunto, assumere quei cibi che fanno bene proprio a voi».
FONTE: EDOTT