Una tendenza in evoluzione da oltre un secolo: bambini e adolescenti dedicano sempre meno tempo al sonno. Dalla fine del 1800 ai giorni nostri, le dormite medie si sono ridotte di 73 minuti. È quanto emerge da uno studio di tre ricercatrici australiane pubblicate su Pediatrics.

Lo scarto rappresenta il valore medio di tutte le età fra 0 e 18 anni, anche se, a seconda delle fasce, i medici consigliano diversi quantitativi di sonno. Anche quello raccomandato, d’altronde, è diminuito negli anni: secondo le ricercatrici, si registra un calo di 71 minuti.

Ci sono però anche casi in controtendenza: rispetto a un secolo fa, dormono di più i bambini in Australia, Gran Bretagna e Scandinavia. Il primato delle ore piccole, invece, spetta ai giovani abitanti di Stati Uniti, Canada ed Europa Continentale.

«Un bambino dovrebbe svegliarsi da solo al mattino. Se non lo fa, occorre mandarlo a letto prima»: questa la conclusione delle ricercatrici. In generale, i medici mettono all’erta i genitori sui possibili effetti del calo di sonno: «Il più immediato è il cattivo umore, la difficoltà a sopportare le frustrazioni – commenta Oliviero Bruni, neuropsichiatra infantile dell’ospedale Sant’Andrea e dell’università La Sapienza di Roma – Poi ci sono iperattività, incapacità di concentrarsi e peggioramento del rendimento scolastico. Ma una conseguenza grave riguarda anche l’obesità: la mancanza di sonno fa aumentare l’ormone grelina, diminuire la leptina e come risultato potenzia l’appetito».

FONTE: Edott