Esiste una forma di doping, chiamata boosting, cioè potenziamento, piuttosto diffusa anche tra gli sportivi diversamente abili. Il boosting consiste nel procurarsi dolore così da aumentare la pressione del sangue e anche la qualità delle prestazioni. Nel ’94 il Comitato Paralimpico internazionale l’aveva vietata, classificandola alla stessa maniera del doping. Per migliorarsi alcuni atleti con lesioni spinali, paraplegici o tetraplegici, che non hanno percezioni nella parte bassa o anche alta del corpo si fratturano un dito del piede oppure si tagliano, magari si siedono su puntine da disegno. Diffusa la compressione della vescica per aumentare lo stimolo a urinare. Spiega Marco Bernardi, chief medical officer della delegazione italiana: «Lo stimolo a urinare dà una scarica di adrenalina che dura nel tempo, fa aumentare la gettata cardiaca e l’ossigeno ai muscoli».
In un sondaggio a Pechino 2008, su 60 atleti, 10 (il 16,7%) ha ammesso di praticare il boosting. In particolare fra gli atleti tetraplegici che giocano a rugby in carrozzina la percentuale sale al 30%. Scoprire chi ne fa uso non è facile, i medici hanno alcuni parametri come la troppa sudorazione, segni sul corpo, macchie e la pressione troppo alta
Fonte : Edott.