Quest’anno, complice un inverno più mite del solito, l’influenza è in ritardo. Nella grande maggioranza dei casi il virus è identico a quello dell’anno scorso, quindi il vaccino dell’anno scorso è efficace anche quest’anno. «Il numero di casi complessivi dovrebbe rientrare nella norma, attorno ai 4-5 milioni – spiega Alessandro Zanetti, direttore del dipartimento di sanità pubblica dell’università di Milano – Anche perché, non essendo cambiato il virus, chi si è vaccinato o si è ammalato nella passata stagione è protetto».
L’andamento dell’epidemia è monitorato dagli stessi cittadini, attraverso il web, e dai medici sentinella. Sul sito Influweb (canale italiano del progetto europeo Influenzanet) i volontari, per ora sono 38.581, segnalano i casi influenzali e parainfluenzali.
I dati ufficiali del contagio arrivano dai 787 medici sentinella, secondo i quali nella settimana dal 2 all’8 gennaio sono circa 170mila casi, quasi 3 casi ogni mille assistiti. I più colpiti sono i bambini e le regioni più interessate sono il Piemonte e la Campania. Nella maggioranza dei casi sono virus del tipo H3N2. È rarissimo, invece l’H1N1. «Questi virus non dovrebbero cambiare molto – aggiunge Zanetti – ma quando si parla di influenza bisogna sempre aspettarsi l’inaspettato. È una malattia capricciosa e i virus possono sempre cambiare. Negli Stati Uniti è appena stata segnalata la presenza di un nuovo virus di tipo AH3N1. È un virus suino che presenta un gene tipico dei virus pandemici. Finora ha colpito soltanto persone che sono state in contatto con i maiali, ma è capace di passare da persona a persona».
Sul fronte della terapia, uno studio della Cochrane Collaboration, esperti di valutazione sull’efficacia dei farmaci, dimostra che l’antivirale oseltamivir, al contrario di quanto dichiarato dall’azienda produttrice, non funziona.
Fonte: Edott